Stasera ero in fase depressiva.
Sono salito in mansarda, completamente al buio.

Mi sono seduto su un materasso e ho iniziato a pensare a qualcosa che potesse far si che la paura sostituisse tutti gli altri miei sentimenti...alla fine meglio scegliere il minore dei mali, no?

 

Ho iniziato a pensare che seduto sul materasso da sotto il letto potessero sbucare delle mani paludose che mi avrebbero afferrato e condotto nell'antro di una oscura creatura che avrebbe iniziato a scuoiarmi vivo per poi sbranarmi a pezzi, lentamente.

Poi ho guardato la forma scura del letto con cassone di fianco al materasso.
Ho immaginato fosse il letto di morte di una persona assassinata per chissà quale motivo, il cui cadavere giaceva in una soffitta non più frequentata, in attesa che un ignaro visitatore andasse a risvegliare quella salma carica di odio.

 

 

Neanche questo faceva effetto. Sono andato nel bagno e li la mia mente ha creato milioni di blatte, scarafaggi, ragni e topi che venivano vomitati fuori dal water.
Lo sciame di creature orrende e disgustanti mi assaliva e in poco tempo piccole mandibole lavoratrici si nutrivano della mia carne, banchettando con le interiora dopo essere entrate nel mio corpo da naso e orecchie, svuotandomi le orbite degli occhi e zampettandone allegramente fuori.

 

Uscito dal bagno ancora indifferente ho immaginato termiti giganti che mi assalivano uscendo dalle travi del soffitto a spiovente e nel frattempo mi dirigevo alla cieca oltre la porta che cela la parte non civile della mansarda: stanze e corridoi di muri non stuccati che mostrano mattonelle e buchi, magazzino per vecchie scatole impolverate e generi di inutilità varia, deposito di carcasse di oggetti e memorie perdute.

 

A niente serviva immaginare ogni genere di schifezza o creatura raccapricciante rievocando film horror di ogni sorta e visioni tra le più orride che la mia mente riusciva a partorire.

Per nulla scosso avanzavo chinando la testa e schivando gli ostacoli che i miei occhi, abituatisi all'oscurità, andavano percependo.
Solo in fondo all'ultima stanza, li dove il tetto a spiovente concedeva la minima altezza e costringeva a procedere in ginocchio ho ottenuto il mio scopo.

In un angolo rannicchiata stava una creatura umanoide, voltata verso il muro mi celava il suo volto. Mentre mi avvicinavo con senso di inquietudine crescente tentavo di squadrarne i lineamenti.
Ex abrupto la vedo girare il volto mostrandomi me in versione grottesca come rappresentazione della mia anima.

Solo questo è riuscito a crearmi paura e timore.

Ora scrivo dal buio della mansarda, illuminata dalla luce dello schermo del portatile, in attesa che la creatura rinchiusa dietro quella porta oltre il corridoio fatiscente e le stanze polverose sgusci alle mie spalle per portarmi con se all'inferno.

 

Ore 3:44.

Ormai sono nel mio letto, ho sceso le scale fino al piano terra senza dare il braccio a nessuno. Sembravano lo stesso un milione, in un vuoto senza caduta ad ogni gradino.

Penso ancora a lei, la creatura incontrata poco fa in quelle stanza polverose e abbandonate alla rovina.

Non so se gioire o dispiacermi per il fatto che solo lei sia riuscita a incutermi questa orribile sensazione di timore.

A me che ho smesso di avere paura di qualsiasi cosa da anni ormai.

A me che ho smesso di temere persino la morte dopo averla sfidata.

 

Eppure se ci penso bene che senso ha avere paura di quella creatura? Io e lui siamo complementari, sa benissimo che se mi uccide decreterà anche la sua morte.

Non oserà farmi del male.

Domani notte tornerò la sopra, siederò per terra e vedrò quanto riuscirò a resistere nel buio, circondato dagli orrori della mia anima.

 

Secondo giorno…

Come programmato sono salito in soffitta per riaffrontare la creatura.

Credevo che non potesse uccidermi né farmi del male, ma temo abbia capito che le basta non uccidermi.

E’ rimasta per qualche tempo a girarmi intorno a distanza, ancora non sono riuscito a guardarla bene in faccia.

Io rimanevo immobile seduto per terra.

Poi all’improvviso mi ha assaltato.

Sono fuggito appena mi è riuscito di divincolarmi dalla sua presa. Mi ha inflitto qualche ferita e lacerazione.

 

Terzo giorno…

Oggi è il terzo giorno da quando ho avvistato la creatura. Riflettendo ieri sera ho deciso che la andrò ad affrontare, e a morire se sarà destino. Resa dei conti.

Ancora dolorante per le ferite di ieri mi reco di nuovo in mansarda.

Non si nasconde negli angoli stavolta. E’ li che mi aspetta, anch’egli risoluto.

Siedo di nuovo per terra, costretto a chinarmi causa travi del tetto a spiovente.

 

Si avvicina. Stavolta riesco a vederla bene in faccia, illuminata debolmente da qualche raggio lunare filtrato dalla finestrella senza telaio che da sul cortile interno: uno stanzino 2x2 con 4 muri ai lati e chiuso in alto da una copertura in plastica ondulata.

E’ una sensazione orribile quella che si impadronisce del mio cuore, stritolandolo.

Come vedere la mia immagine riflessa in uno specchio. Il suo volto ha le mie fattezze, ma ogni dettaglio è storpiato da un alone di corruzione.

Il quadro completo risulta una grottesca versione di me col corpo da gollum.

Ormai è a pochi centimetri da me, pronto a finirmi.

Ieri quando mi ha attaccato ho capito che desiderava uccidermi, in modo da porre fine alle sue sofferenze morendo con me.

 

Riesco a vedere i suoi occhi vuoti e neri a sclera.

Penso a come potrebbe uccidermi, facendomi patire chissà quali sofferenze.

Sembra che stia scrutando la mia mente, immobile mi fissa e penetra il mio cervello.

Poi un battito di ciglia, seguito da una lacrima.

Quell’orribile volto che deturpa le mie fattezze assume un’espressione di pena per me.

Poi si gira e corre verso la finestrella nel corridoio uscendone.

Corro ad inseguirlo. Guardo in basso nel cortiletto ma non lo vedo.

In alto la copertura in plastica lascia uno spiraglio di venti centimetri dalla sommità dei muri, forse è strisciata via da li…

 

Torno nella stanza.

Come ha osato provare pietà e pena per me quell’orrida creatura? Avrei dovuto io semmai avere pena per quello che era diventato, invece ora mi rimane solo la rabbia perché non ha voluto uccidermi. Scendo le scale e vado nel mio letto.

 

Sono ritornato diverse volte in quella mansarda per cercare tracce della creatura ma non l’ho più rivista.

Qualche giorno fa sono capitato nel cortiletto interno. Mi sono seduto sulla sedia a dondolo a pensare, circondato da piante e fiori.

Ad un certo punto mi è sembrato di scorgere per un attimo una sagoma di un corpo sul pavimento e la macchia di sangue lavato che partiva da quella sagoma per finire nel piccolo tombino circolare a lato della stanza.

In un attimo la mente è stata invasa da una serie di flash e immagini.

Ricondotto a quella sera rivedevo la scena. Vedevo la sua lacrima prima di gettarsi, la fine della sua esistenza.

Capii che tutto ciò che di negativo lei rappresentava e incarnava lo aveva già visto nei miei occhi.

Era diventata inutile, superflua; io e lei non potevamo più coesistere in un’ottica manicheista come bianco e nero.

Mi ero appropriato del suo mondo fatto di orrori, errori, nefandezze, tradimenti, scelleratezze, odio e vendette; a lei non rimaneva che piangere. Così fece, prima di morire per propria mano ma per mia causa.

 

Ora non vado più la notte in quella soffitta. Ci sono tornato solo una volta, e in un angolo ho lasciato una copia di questo scritto.

Vedo però spesso quella creatura.

Appena scende la notte, prima di dormire, ci troviamo io e lui al buio a parlare del più e del meno, ridendo insieme degli eventi della mia vita, piangendo dispiaceri e sconfitte, assaporando odi, sognando amori…

 

E ancora oggi non riesco a capire chi tra i due sia il mostro e chi l’uomo…