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Mi sono seduto su un materasso e
ho iniziato a pensare a qualcosa che potesse far si
che la paura sostituisse tutti gli altri miei sentimenti...alla fine meglio
scegliere il minore dei mali, no? Ho iniziato a pensare che seduto
sul materasso da sotto il letto potessero sbucare delle mani paludose che mi
avrebbero afferrato e condotto nell'antro di una oscura
creatura che avrebbe iniziato a scuoiarmi vivo per poi sbranarmi a pezzi,
lentamente. Poi ho guardato la forma scura
del letto con cassone di fianco al materasso. Neanche questo faceva effetto.
Sono andato nel bagno e li la mia mente ha creato
milioni di blatte, scarafaggi, ragni e topi che venivano vomitati fuori dal
water. Uscito dal bagno ancora
indifferente ho immaginato termiti giganti che mi
assalivano uscendo dalle travi del soffitto a spiovente e nel frattempo mi
dirigevo alla cieca oltre la porta che cela la parte non civile della
mansarda: stanze e corridoi di muri non stuccati che mostrano mattonelle e
buchi, magazzino per vecchie scatole impolverate e generi di inutilità varia,
deposito di carcasse di oggetti e memorie perdute. A niente serviva immaginare ogni
genere di schifezza o creatura raccapricciante rievocando film horror di ogni sorta e visioni tra le più orride che la mia mente
riusciva a partorire. Per nulla scosso avanzavo
chinando la testa e schivando gli ostacoli che i miei occhi, abituatisi
all'oscurità, andavano percependo. In un angolo
rannicchiata stava una creatura umanoide, voltata verso il muro mi
celava il suo volto. Mentre mi avvicinavo con senso di inquietudine
crescente tentavo di squadrarne i lineamenti. Solo questo è riuscito a crearmi
paura e timore.
Ora scrivo dal buio della
mansarda, illuminata dalla luce dello schermo del portatile, in attesa che la creatura rinchiusa dietro quella porta
oltre il corridoio fatiscente e le stanze polverose sgusci alle mie spalle
per portarmi con se all'inferno. Ore 3:44. Ormai sono nel mio letto, ho sceso le scale fino al piano terra senza dare il
braccio a nessuno. Sembravano lo stesso un milione, in un vuoto senza caduta
ad ogni gradino. Penso ancora a lei, la creatura
incontrata poco fa in quelle stanza polverose e abbandonate
alla rovina. Non so se gioire o dispiacermi per il fatto che solo lei sia riuscita a incutermi questa
orribile sensazione di timore. A me che ho smesso di avere
paura di qualsiasi cosa da anni ormai. A me che ho smesso di temere
persino la morte dopo averla sfidata. Eppure se ci penso bene che senso ha avere paura di quella
creatura? Io e lui siamo complementari, sa benissimo che se mi uccide
decreterà anche la sua morte. Non oserà farmi del male. Domani notte tornerò la sopra,
siederò per terra e vedrò quanto riuscirò a resistere nel buio, circondato
dagli orrori della mia anima. Secondo giorno… Come programmato sono salito in soffitta per riaffrontare la creatura. Credevo che non potesse
uccidermi né farmi del male, ma temo abbia capito che le basta
non uccidermi. E’ rimasta per
qualche tempo a girarmi intorno a distanza, ancora non sono riuscito a guardarla bene in faccia. Io rimanevo immobile seduto per
terra. Poi all’improvviso mi ha
assaltato. Sono fuggito appena mi è
riuscito di divincolarmi dalla sua presa. Mi ha
inflitto qualche ferita e lacerazione. Terzo giorno… Oggi è il terzo giorno da quando
ho avvistato la creatura. Riflettendo ieri sera ho deciso che la andrò ad
affrontare, e a morire se sarà destino. Resa dei conti. Ancora dolorante per le ferite
di ieri mi reco di nuovo in mansarda. Non si nasconde negli angoli
stavolta. E’ li che mi aspetta, anch’egli risoluto. Siedo di nuovo per terra,
costretto a chinarmi causa travi del tetto a spiovente. Si avvicina. Stavolta riesco a
vederla bene in faccia, illuminata debolmente da qualche raggio lunare
filtrato dalla finestrella senza telaio che da sul
cortile interno: uno stanzino 2x2 con 4 muri ai lati e chiuso in alto da una
copertura in plastica ondulata. E’ una sensazione orribile quella
che si impadronisce del mio cuore, stritolandolo. Come vedere la mia immagine
riflessa in uno specchio. Il suo volto ha le mie fattezze, ma ogni dettaglio
è storpiato da un alone di corruzione. Il quadro completo risulta una grottesca versione di me col corpo da gollum. Ormai è a pochi centimetri da
me, pronto a finirmi. Ieri quando mi ha attaccato ho
capito che desiderava uccidermi, in modo da porre fine alle sue sofferenze
morendo con me.
Penso
a come potrebbe uccidermi, facendomi patire chissà quali sofferenze. Sembra
che stia scrutando la mia mente, immobile mi fissa e penetra il mio cervello. Poi
un battito di ciglia, seguito da una lacrima. Quell’orribile
volto che deturpa le mie fattezze assume un’espressione di pena per me. Poi
si gira e corre verso la finestrella nel corridoio uscendone. Corro
ad inseguirlo. Guardo in basso nel cortiletto ma non lo vedo. In
alto la copertura in plastica lascia uno spiraglio
di venti centimetri dalla sommità dei muri, forse è strisciata via da li… Torno
nella stanza. Come
ha osato provare pietà e pena per me quell’orrida
creatura? Avrei dovuto io semmai avere pena per quello che era diventato,
invece ora mi rimane solo la rabbia perché non ha voluto uccidermi. Scendo le
scale e vado nel mio letto. … Sono ritornato diverse volte in
quella mansarda per cercare tracce della creatura ma non l’ho più rivista. Qualche giorno fa sono capitato
nel cortiletto interno. Mi sono seduto sulla sedia a dondolo a pensare, circondato
da piante e fiori. Ad un certo punto mi è sembrato
di scorgere per un attimo una sagoma di un corpo sul pavimento e la macchia
di sangue lavato che partiva da quella sagoma per finire nel piccolo tombino
circolare a lato della stanza.
In un attimo la mente è stata
invasa da una serie di flash e immagini. Ricondotto a quella sera
rivedevo la scena. Vedevo la sua lacrima prima di gettarsi, la fine della sua
esistenza. Capii che tutto ciò che di
negativo lei rappresentava e incarnava lo aveva già visto
nei miei occhi. Era diventata inutile,
superflua; io e lei non potevamo più coesistere in
un’ottica manicheista come bianco e nero. Mi ero appropriato del suo mondo fatto di orrori, errori, nefandezze, tradimenti,
scelleratezze, odio e vendette; a lei non rimaneva che piangere. Così fece,
prima di morire per propria mano ma per mia causa. Ora non vado più la notte in
quella soffitta. Ci sono tornato solo una volta, e in un angolo ho lasciato
una copia di questo scritto. Vedo però spesso quella
creatura. Appena scende la notte, prima di dormire, ci troviamo io e lui
al buio a parlare del più e del meno, ridendo insieme degli eventi della mia
vita, piangendo dispiaceri e sconfitte, assaporando odi, sognando amori… E ancora oggi non
riesco a capire chi tra i due sia il mostro e chi l’uomo… |